27 Ottobre 2026
Pubblicità

Il candidato Sindaco per New York.

Una speranza viene dagli US: il 34enne, di fede musulmana, indo-africano di nascita, naturalizzato americano dal 2018 è lo spiffero di aria fresca in un mondo votato al globalismo finanziario e alle tasse pigiate sulla milza dei ceti medi.

Zohran Mamdani si appresta a governare la Grande Mela riportando i newyorkesi al voto: il 400% di elettori in più rispetto alle ultime elezioni.

Foto di Dmitryshein, che ritrae Zohran Mamdani sorridente in giacca e cravatta
Foto di Dmitryshein, licenza CC BY 4.0

Il candidato progressista si annuncia come l’antibiotico al trumpismo pandemico dell’Occidente. Zohran Mamdani vincerà. E aprirà finalmente quello scontro con le ideologie destrorse che stanno infettando il calloso mondo neocapitalista dopo i fasti liberali del secondo Novecento.

Chi è Zohran Mamdani?

Foto di Kara McCurdy – licenza CC BY-SA 4.0

Per sua stessa ammissione Mamdani ha ricevuto una formazione privilegiata, da genitori inseriti in quel mondo che conta: la madre regista di film candidati a premio Oscar, il padre professore di politica internazionale e antropologia della Columbia University. Per una volta, l’appartenenza al ceto alto non rappresenta il presupposto che rafforza il serraglio dei club milionari legati alla politica, ma si infonde in uno spirito familiare democratico, permeando la trama politica di principi ormai estinti: l’equità, la progressività fiscale, la giustizia. La moglie di origini siriane è una nota illustratrice e fumettista che si batte per le donne in Medio Oriente e per la sofferenza dei palestinesi.

A postulato della sua integrità parla il passato: consulente per gli inquilini colpiti da sfratto in una New York trasformata in città per soli milionari, promotore del progetto pilota che rende gratuite alcune linee dei mezzi pubblici per le classi più povere (diventato già realtà e ora inserito dentro un programma elettorale di più ampio respiro che vuole tassare i più ricchi).

Le reazioni

Trump non smentisce sé stesso, e dardeggia la lingua in un post delirante su una Nazione silente, che fatica a prendere coscienza della svolta autoritaria che l’ha battezzata per la prima volta da quando è nata: «Se il candidato comunista Mamdani vince e diventa sindaco, è altamente improbabile che io contribuisca con dei fondi federali, ad eccezione del minimo richiesto».

Non si capisce se sia più scandalosa la tracotanza dell’empio o il silenzio tombale dell’anagrafe democratica. Ma tant’è, il Presidente Zeus che torreggia dal suo scranno divino dice: «come comunista, questa città un tempo grande ha ZERO possibilità di successo, o addirittura di sopravvivenza!». Si salvi chi può. Soprattutto si salvino i milionari e i miliardari che insieme superano i 450mila individui nella città che il dissidente si appresta a governare.

Il programma di Mamdani prevede il blocco dei prezzi degli affitti, servizi per l’infanzia per tutti e trasporti pubblici gratuiti, risorse da drenare tassando le grandi imprese e i Billionaires. Eresia pura, non c’è che dire. Sperando che Lutero si senta chiamato a rivolgere lo sguardo su di noi, per aiutarci a rendere possibile quella rivoluzione sociale che lui fu in grado di realizzare in campo religioso.

Donald J. Trump – giuramento presidenziale – licenza Wikimedia Commons

Il nostro Zeus intanto alza torcendo il collo la faccia spiritata e schiera la guardia nazionale in varie città amministrate dal Partito democratico (Portland, Chicago, Washington, Memphis e Los Angeles), mentre l’eretico promette di opporsi con forza alle sue politiche antimmigrazione e alla sua «guerra giudiziaria contro i nemici politici». Ci sarà da tremare? patirà New York City le piaghe dei rastrelli militari come già accade in altre metropoli a stelle e strisce?

Il grido di allarme della comunità ebraica

L’eretico dell’Olimpo americano, candidato e prossimo alla vittoria, ha anche rimarcato le distanze dai crimini di Netanyahu in Palestina, in un Paese che ha visto l’espulsione – vale ricordarlo – di studenti universitari pro-Pal e le sanzioni inflitte agli atenei che “avevano sposato la causa dell’antisemitismo”.

Nel clima strinato dalla disinformazione e dalla propaganda si inseriscono soggetti come Ofir Akunis console generale di Israele a New York: la sua elezione a sindaco rappresenterebbe secondo lui un «chiaro e immediato pericolo per la comunità ebraica» di New York». Niente meno. « Una minaccia chiara e immediata per le istituzioni ebraiche e le sinagoghe».

Gli fa eco il Presidente che scalpitando in attesa della nuova sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca aggiunge: «un ebreo che vota per Zohran Mamdani è un ebreo stupido».

Il riservato Elon Musk rompe la sua timidezza e invita, sul suo social X, a votare per Cuomo, piuttosto che per «Mumdumi o come diavolo si chiama».

Foto di Bingjiefu He – licenza CC BY-SA 4.0

Gonfiano il petto verde di fiele i ricchi dell’Olimpo, ebrei e non ebrei, strumentalizzano argomenti sacri allo spirito democratico che spirò sui padri fondatori delle Costituzioni occidentali – oggi traditi dal turbocapitalismo dei miliardari. Il sovversivo socialista rischia di creare scompiglio ai Trump e agli Elon Musk residenti a New York: «hanno paura del mio programma e temono che realizzeremo ciò per cui ci siamo candidati». Occhi puntati.

Lascia un commento