L’Ucraina è un Paese aggredito. Sui tavoli americani e russi in questi giorni c’è un piano di “Pace” per l’Ucraina, studiato senza l’Ucraina: un piano di resa. Se fossimo cinici dovremmo dire finalmente.
O semplicemente dirlo perché questa finzione da parte degli Stati Uniti di battersi per aiutare il popolo ucraino potrebbe finire.

La guerra si conclude sempre con alcuni liberi e alcuni prigionieri. Per capire perché l’Europa non svolge alcun ruolo sin da quando il conflitto russo-ucraino le è scoppiato alla porta di casa, è necessario guardare alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Serve a capire anche qual è il vero ruolo svolto in questa guerra dagli Stati Uniti. Ti assicuro che ne vale la pena.
L’America è un alleato o un nemico?
Ogni semplificazione manichea dei rapporti tra le Nazioni è sbagliata. Si può solo analizzare settore per settore scoprendo che ci sono via via elementi a favore dell’una e a favore dell’altra tesi, e poi elementi ibridi che contengono alcuni dati relativamente positivi e viceversa. Infine, campi di interesse reciproco in fase di mutazione, tali da non essere inquadrabili in una risposta schierante.
Si può parlare allora di tendenza, più che di un’alleanza storica cementificata tra le due sponde dell’Atlantico. Questa tendenza volge in picchiata al negativo.
1943-1945: sbarco degli americani sulle sponde di quel Continente da cui erano partiti i loro avi fondatori. Da qui comincia il Nuovo Testamento del Vecchio Continente, in primis con la rimozione per intero del suo glorioso passato per mezzo della demonizzazione dei suoi ultimi 30 anni (1914-1945). Dallo sbarco dell’America in Europa l’Europa è diventata America in fieri. Gli Stati, dominati in quanto suoi debitori.
Spazio nuovo da costruire a distanza, con il magnete di quella strepitosa vittoria, riservato dalla Provvidenza al popolo eletto. La fine degli imperialismi europei fu per l’Unione Americana la premessa del proprio. Un impero mai voluto dichiararsi tale, per questo dagli storici definito “informale”.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa si è trovata in sol colpo libera e prigioniera. L’afflato europeista, inteso come anelito a diventare soggetto unitario nel dopoguerra si è scontrato con l’improvviso, e tanto inedito quanto inaspettato, ruolo imperiale americano.
Catturata militarmente, attraverso le attuali 40 basi americane sul continente (200 se si contano anche i depositi, le basi minori e le installazioni di varia natura); plasmata culturalmente, attraverso il candeggio delle culture nazionali, esposte al cosiddetto soft power a stelle e strisce che le ha sommerse di coloranti artificiali, rock ‘n roll, panini di gomma e gomme da masticare, sigarette, bollicine corrosive, e più di tutto di adamantini messaggi americanocentrici in formato “sedici noni”. Così il nuovo impero coloniale si è travestito in mitologico parente buono. Un protettore di una nuova Europa, sua sorella minore, da incantare con la primazia di accordi economici e da scaldare con il senso della rassicurazione militare, tale però da impedirle la costruzione di una difesa indipendente.
L’Europa, rinnegando sé stessa, ha scelto di eleggersi a protettorato chiamandosi protetta.
L’America, impero maggiore, garantiva serenità e prosperità chiedendole in cambio di rinunciare ai desideri di gloria nazionale e di dimenticare ogni velleità nel vedersi potenza. L’incardinamento degli Stati Uniti d’America in Europa si posa su almeno due parametri: il primo, immediatamente dopo la Seconda Guerra mondiale doveva impedire l’influenza sovietica sul continente, il secondo rispondeva alla necessità di impedire la formazione degli Stati Uniti d’Europa, preferendo la coesistenza di Stati indipendenti per costituzione, ma geopoliticamente sottomessi all’impero americano.
L’assetto continentale uscito dal suicidio delle potenze europee, tra il 1914 e il 1945, e dell’URSS nel 1991, ha prodotto un’Europa antieuropea. L’America, potenza europea numero uno, inglobava l’ex impero sovietico nell’Alleanza Atlantica umiliando l’altro vincitore formale della Guerra, suicidatosi con la caduta del muro.
Il caso Ucraina. La crisi Russia Ucraina
Il caso Ucraina e la crisi Russia Ucraina è l’esame diagnostico rivelazione della patologia in atto da più tempo. Il sintomo ignorato, quando la malattia si poteva ancora curare, era stata la tracotanza della Nato che ha sempre risposto esclusivamente all’odio degli Stati Uniti nei confronti della Russia, usando l’Europa come avamposto. Parlo di odio come di un preconcetto antistorico in quanto privato del suo fondamento sin dalla caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica. Da quel momento la Russia non costituiva più quel feticcio da usare per assoggettare i Paesi dell’Alleanza Atlantica al dominio statunitense. Non abbiamo assistito allo sgombero della Nato dall’Europa, perché ciò avrebbe sbloccato il cammino verso il suo agognato processo di integrazione (quella vera); al contrario, è continuato un pervasivo meccanismo di spionaggio e di influenza in tutti i Paesi “alleati”.
Nessun rapporto tra “pari” è stato mai voluto da Washington con l’Europa unita, né con la Russia. Nessun dialogo ha emancipato la Russia da quello status di nemico perché serviva ad accecare l’Europa tenendola al guinzaglio. Fare questo avrebbe significato per l’America perdere la sua presa su di noi rinunciando alla sfera d’influenza, da un lato, e dall’altro affrontare il compito di riformulare da capo la sua missione globale nel mondo. Siamo invece stati invasi di propaganda ininterrotta, anche dopo la caduta del muro, con gli argomenti più vari. Il principale dei quali, in un dibattito sterile sulla qualità della democrazia russa, che è valso a Putin la qualifica di nuovo Zar (o di “macellaio”, Biden 2022).
L’America ci ha impedito di coltivare i nostri interessi di vicinato, per continuare a sfruttare il suo patronato economico in territorio europeo. Quando la Germania si avvicinò a quella che per gli Stati Uniti era la linea rossa da non superare, stringendo l’accordo del Nord Stream 2 (e facendo così perdere terreno agli USA nella fornitura di gas europeo), si intensificarono le manovre per inasprire il confronto con la Russia e riarginare le velleità di un’Europa indipendente.
La Nato in Ucraina.

Queste tensioni si sono solo intensificate, appunto, ma non si erano mai interrotte. La famosa stretta di mano a Pratica di Mare nel 2002 tra Bush e Putin, che Forza Italia ancora oggi rivendica, non fu che la copertina di un libro mai scritto. Un tentativo risibile anche solo se paragonato al Trattato dell’Eliseo del 1963 con cui De Gaulle sognava davvero l’inizio dell’emancipazione europea da Washington.
La rivolta di Jevromajdan del 2014, che spinse alla fuga il presidente Janukoviç con il colpo di Stato in Ucraina, fu sostenuta dagli Stati Uniti (e Regno Unito) con l’obiettivo, centrato, di portare il Paese dentro l’orbita americana.
A partire da quel momento, la Nato cominciava l’addestramento di 10.000 soldati all’anno su territorio ucraino. Nel 2021, un anno prima dell’invasione russa, furono firmati due accordi di penetrazione della difesa americana nella difesa ucraina.
Nell’autunno di quello stesso anno, Putin aveva cercato un dialogo con la Nato, dialogo che la Nato rifiutò. Fu lo stesso segretario generale della Nato Stoltenberg a dichiarare due anni dopo, nel 2023, che la causa della crisi Russia Ucraina era stata l’espansione della Nato in quel Paese.
Sempre nel 2014 partivano anche le esercitazioni militari in Georgia, avviando così la trasformazione di quest’altro Paese confinante con la Russia in un membro di fatto della Nato. La stessa guerra per procura della Nato in Ucraina potrebbe essere ripetuta in Georgia.

La strategia di difesa russa prevede infatti il mantenimento di uno spazio amico o neutro tra sé e la potenziale minaccia occidentale. L’obiettivo Nato è quello di una cintura di paesi intorno alla Russia per chiudere i cieli in caso di necessità. Quando Papa Francesco fu censurato da un’ondata unanime di sdegno per aver detto che la Nato era andata ad abbaiare sotto casa della Russia aveva ragione.
Gli Stati Uniti non entrerebbero mai militarmente in territorio russo e questo i russi lo sanno molto bene, ma la guerra ucraina è diventata una questione di esistenza perché una vittoria dell’Ucraina avvierebbe il processo di frantumazione della loro Federazione e la conseguente penetrazione della civiltà occidentale nella loro. Per questo la guerra non verrà persa dalla Russia. Verrà persa dall’Europa Antieuropa, costretta a pagare gli enormi costi di una guerra tutta a vantaggio degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti, scopertisi potenza egemone in uscita dal conflitto mondiale hanno sviluppato un temperamento bellicoso senza pari nel confronto con le altre potenze del pianeta. Risalendo il tempo di due secoli, hanno combattuto un centinaio di conflitti, tutti persi o “non vinti” dopo il 1945. La Casa Bianca quando non entra in guerra diretta rovescia i governi scomodi utilizzando le sanzioni, le guerre per procura, oppure manovrando per accendere guerre civili interne.
La guerra Russia Ucraina.

Quanto ho spiegato nel mio Post pubblicato dopo l’incontro in Alaska tra Trump e Putin, scrivendo che gli americani «probabilmente lasceranno campo libero alla Russia», ha trovato conferma con la riduzione progressiva della fornitura di armi da parte americana negli ultimi mesi, posizione oggi coronata da quel “Piano di Resa” ultimativo che da ieri è in mano a Zelensky. Nonostante questa nuova fase incoraggi molti titoli di giornale a prospettare la fine della crisi Russia Ucraina, la guerra non finirà. Per ragioni che non possono essere affrontate in questa sede.

Intanto, il cappio al collo è scritto nero su bianco in quei 28 punti e il corpo è pronto da spolpare. L’Europa ha speso più degli Stati Uniti per un conflitto che non ha causato e ai cui tavoli di trattativa non è mai stata invitata (quasi 200 miliardi). Ha applicato sanzioni su dictat americano che hanno danneggiato solo lei, privandola di materie prime e corrodendola con un’inflazione che si vede solo in un’economia di guerra.
Oggi, che il mancato Nobel per la Pace stila un lussurioso piano di sfruttamento in vista della possibile capitolazione dell’Ucraina, l’Europa viene chiamata a sostenere la parte più consistente dei fondi per la ricostruzione, mentre gli Stati Uniti si vedrebbero accreditare un risarcimento per l’impegno profuso fin qui, oltre a un accesso prioritario a risorse e mercati interni del territorio residuato dopo lo smembramento a favore della Russia. Inoltre, sempre l’Europa dovrebbe spendere per offrire le garanzie di sicurezza, probabilmente anche annettendola in qualità di nuovo membro, ma una volta opportunamente depredato, spolpato, impoverito. Fatto, questo, che impoverirà anche l’Europa. A voler leggere la Storia, mai profezia fu così facile.

L’Europa antieuropea.
Ma non c’è nessun cieco peggiore di chi non vuol vedere e l’Europa Antieuropa persegue nel non volerci credere, rinunciando a costituirsi finalmente in potenza politica e militare unitaria per pretendere il suo posto accanto agli Stati Uniti e non più sotto la loro seggiola. L’Unione Europea deve essere sciolta, perché così come è oggi, un mostro senza testa e mille braccia di egoismi nazionali, pavidi e incompetenti, fa solo danno al suo popolo.
Gli Stati Uniti d’America, causa vera del disastro in corso, hanno ottenuto solo benefici da questa guerra, grazie all’assenza di un’Europa politica: hanno allontanato l’Europa dalla Russia; hanno allargato la Nato a Svezia e Finlandia; hanno rafforzato la schiavitù economico-militare degli Stati europei, costringendoli a comprare più armi e Gas liquido carissimo (Trump: «se gli Stati europei non aumentassero le spese per la difesa, incoraggerei la Russia ad attaccare i Paesi Nato che non pagano»); hanno distrutto il progetto North Stream; stanno siglando un nuovo corso da imprimere nei rapporti diretti con la Russia nel tentativo (ancora tutto da realizzare) di sottrarla all’influenza cinese.
Diceva Seneca: Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.

Oggi l’Europa si ritrova ad essere una Unione formale, tecnico-burocratica e non politica. Possibile oggetto di conquista russa e americana con la spada e con l’oro. Con corollario di ambizioni cinesi in campo economico. Con elevato rischio di sommersione da parte dei flussi migratori di Caoslandia. Opportunità per la Turchia di riaprire i suoi spazi di influenza nei Balcani e in Nordafrica.
L’ “Europa Non Unione” continua a non cogliere il rischio a cui il suo letargo postbellico la espone proprio oggi che di anni ne sono passati 80. Quella di venire impoverita gradualmente dalle pressioni geopolitiche in crescita vertiginosa, dall’economia internazionale salita su ruote la cui orbita non è più contendibile, ma ancora sede di tesori materiali e immateriali che per la loro unicità e per la sua inconsistenza politica solleticano la gola delle grandi potenze mondiali che affilano i denti. Ultimo episodio allarmante è l’essere completamente messa da parte nella formulazione del piano di resa americano per l’Ucraina, pubblicato il 20 novembre.
Il futuro ucraino e quello europeo.
E’ molto probabile che nei prossimi anni gli Stati Uniti allentino la loro presa sul Vecchio Continente per “tornare a casa” e concentrarsi sul confronto con i grandi soggetti politici internazionali e le sfide future che li attendono al loro interno. Il vuoto di potenza così creatosi, anziché favorire finalmente la ripresa del processo di unificazione europea, scatenerebbe il panico come un alveare di vespe che cade da un albero: gli Stati europei stanno già cedendo terreno ai partiti nazionalisti xenofobi come presagio di una “balcanizzazione” europea. Sono già i “sovranisti” a dire che gli altri soci europei devono adattarsi ad una “Europa delle patrie”. Questi sovranisti sono nati dal fallimento dell’Unione Europea. Altro motivo per prendere iniziative urgentemente. Il passo è breve, la fossa è pronta.
Se questo avvenisse, la Russia potrebbe archiviare così la nevrosi del “cuscinetto” ai suoi confini occidentali, ed anzi, potrebbe, allora sì, allungare le sue mire su altri Stati dell’ex Unione Sovietica. Proprio per questo oggi è di vitale importanza per l’Europa sapere dove andare dotandosi di una bussola, altrimenti la sua rotta sarà sempre più decisa da altri. E non sarà una, ma una somma algebrica di derive nazionali.
Di tutto questo scenario inquietante l’Italia capisce meno degli altri soci europei. Raggelanti sono sempre stati i dibattiti dentro i salotti televisivi, nei quali i politici hanno datto sfoggio per tre anni di loro inaccettabile ignoranza e indecente arroganza ideologica, nell’abbraccio di quella buona compagnia offerta loro da altrettanti opportunisti venduti al mestiere del giornalismo.
Solo alcune delle frasi: Il Giornale, “Mosca ha già usato il 90% dei suoi missili. Così Kiev può vincere” (2022). Huffington Post, “Putin sta finendo i missili. E ricicla quelli nucleari senza testate”. Repubblica, “l’esercito russo è un’armata disastrata” (2022). Draghi, “la sconfitta della Russia assicurerà all’Europa una nuova era di pace”. Corriere della Sera, “il crollo della Russia si verificherà perché l’economia russa è un colosso malato dai piedi di argilla” (2024). Sempre il Corriere della Sera, “con le sanzioni [la Russia] rischia seriamente una nuova serie di default nel settore pubblico e privato” (2022). Paolo Mieli, “l’Ucraina vincerà” (2023).
Sola, in un caos in cui qualche Nazione tenta di individuare un’uscita che sia tale per tutti, l’Italia mostra di subire le onde ipnotiche a targa USA più ancora degli altri partner europei. I politici del nostro Governo si limitano a dichiarazioni “democristianamente” effimere in nome di un amore americano in cui credono solo loro. La qualità della nostra classe dirigente ce la siamo scelta noi italiani, in tutti questi anni di disinteresse totale per le faccende politiche. Il declino è segnato: senza combattere per una vera Europa da rifondare politicamente l’Italia verrà scarrellata verso una catastrofe difficilmente redimibile.
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