27 Ottobre 2026
Pubblicità
scenario dall'atmosfera fosca e cupa, con tante culle vuote, anziani, pochi giovani laureati e lavoratori

Ogni anno scompare dal nostro paese una città di 200.000 abitanti.

La popolazione italiana è prossima all’estinzione: i decessi annuali hanno superato le nascite di oltre 280mila unità.

Oggi il maggior numero di bimbi nasce in Africa (in Niger il record, 6 per donna) mentre nella classifica di demerito l’Italia è sul podio del mondo, con la medaglia di bronzo (terzo posto). Non deprimiamoci troppo, siamo comunque a pochi centimetri, o per meglio dire, a poche testoline nasciture da tanti altri paesi occidentali, Europa in primis.

Lo studio “Rinascita Italia” degli esperti Ambrosetti segnala che gli italiani potrebbero estinguersi entro il 2307. Nei primi 6 mesi di quest’anno i nati sono già il 7% in meno rispetto all’anno scorso (una slavina che si mangia numeri dal 1976). Se guardiamo ai nati del 2005 siamo addirittura sotto di 150mila culle nei primi sei mesi del 2025: una città scompare ogni anno. In Europa, invece, il crollo è del 5% annuo. In Francia ci sono stati decenni in cui la popolazione era stabile (2 figli per donna), mentre, al momento, l’unico paese che ha il borsino in territorio positivo è la Bulgaria.

foto del 1900 di una famiglia con tanti figli
Ussr – CIRCA 1970s: An antique Black & White photo show family in the countryside

I dati sono privi di emozione, lo so, e faticosi da introiettare, ma questo è un passaggio necessario se vogliamo comprendere cosa ci aspetta. Ho provato a essere conciso, rimandando le considerazioni sugli scenari futuri alla seconda parte, con un nuovo post. Se qui ti annoio leggi direttamente il Post seguente Parte 2: scenari, considerazioni.

I giovani

Ti spiego cos’è il tasso di fecondità.

coppia giovane in un parco, che passeggia con un cagnolino

Cos’è il tasso di fecondità? È un parametro che serve a monitorare il ricambio generazionale, cioè il numero di figli necessario a mantenere stabile una popolazione. Bene, sappiamo che una coppia è formata da 2 persone, dunque una comunità deve restare sopra la media di 2,1 figli per coppia. Oggi il tasso di fecondità italiano è pari a 1,18 figli per donna e il nucleo familiare è di media composto da 2,2 membri: non c’è sufficiente popolazione di bebè che andrà a sostituire gli adulti. Non solo non cresciamo, ma diminuiamo. Affronterò nel Post successivo, le conseguenze e gli interventi più urgenti evidenziati dagli esperti.

Età media del primo figlio.

Marco Marsili (ISTAT) sottolinea che l’età media oggi è di 32 anni per il primo figlio: si restringe la forbice temporale biologica per metterne al mondo altri, si riduce quella del sostegno possibile da parte dei nonni, più prossimi al momento in cui sono loro a dover essere accuditi.

Costi.

Alimenti, casa, vestiti. Poi corsi extra scolastici, sport, escursioni organizzate: per un totale di circa 500 euro al mese, per figlio. «Più del 25% delle famiglie entra nella soglia di povertà alla nascita del terzo figlio. Una famiglia con 4 figli che chiede un mutuo non può contare su un fondo di garanzia e la banca la guarda come se avesse la peste». Valentina Muraglie, consulente familiare, prosegue la sua denuncia: «l’assegno unico a 18 anni ha un crollo verticale e a 21 viene eliminato, come se un figlio non studiasse più e fosse già avviato al lavoro. La macchina a 7 posti è tassata come un bene di lusso, ma per chi ha più figli è una necessità».

All’interno della coppia si fatica a far conciliare i tempi da dividersi in reciprocità, tra lavoro e famiglia (i congedi parentali non coprono abbastanza). La leva importante per incidere di più sono le famiglie con 1 figlio, ma manca un sostegno al reddito delle “famiglie con figli” per incoraggiarle ad averne un secondo. Uscire dalla precarietà e il gender gap (gli avanzamenti di carriera garantiti a entrambi i sessi) sono altre criticità che si aggiungono a quelle appena citate.

Scuola.

Nel 2024 gli alunni stranieri erano l’11,6% (di questi circa il 65% nati in Italia). Essi sono l’8% in più dell’immigrazione complessiva (in sostanza il tasso di fecondità degli immigrati è positivo e la loro popolazione è in crescita). Si va formando una popolazione di giovani di seconda generazione più alta rispetto all’immigrazione totale. Questo NON compensa il disastro demografico cui andiamo incontro.

Gli anziani: l’aspettativa di vita.

81,1 anni per gli uomini e 85,2 per le donne. Un Paese vecchio si inceppa: meno lavoratori vuol dire meno contributi, meno consumi, meno innovazione. Le città, i servizi e le infrastrutture, si modificheranno per una popolazione sempre più anziana. La definizione di “Vecchio Continente”, in questo contesto, non evoca più solo la sua storia gloriosa che ha fatto da culla all’intero Occidente, ma si sposta sul suo significato più letterale. Bisogna passare dalla famiglia che consuma alla famiglia che crea, ma la generatività ha perso pathos.

Le tasse sono UGUALI per TUTTI: Immagina un campo di calcio! le due squadre giocano con regole diverse. Chi VINCE?

Il Lavoro

Il rapporto di dipendenza.

Grafico che mostra come dal 2010 la popolazione in età da lavoro sia costantemente scesa, e che le stime prevedono in picchiata da qui al 2050
Fonte – Banca D’Italia

Il tasso di dipendenza è il rapporto tra bambini e anziani rispetto al numero di persone in età da lavoro. Andrea Brandolini, Banca D’Italia, evidenzia nel suo rapporto (che la riduzione delle nascite e l’invecchiamento del “baby-boom” (i nati tra il 1940 e il 1960) comporteranno il tracollo del numero delle persone al lavoro: Nel 2050 per ogni 10 persone in età da lavoro, vi saranno 8 passivi tra bambini e anziani.

L’immigrazione è stata finora cruciale per colmare i vuoti creati nel mondo del lavoro dal declino demografico: nel 2024 gli stranieri rappresentavano il 10,5% dell’occupazione totale. Ad oggi, l’Italia destina colpevolmente meno del 25% delle risorse europee disponibili – quelle del Fondo “Asilo, Migrazione e Integrazione, AMIF” – alle misure di integrazione attiva: nessuna informazione, nessun orientamento, o formazione civica, sono attivi sul territorio, eccetto i corsi di lingua (ai quali partecipa meno di 1 immigrato su 5).

Alcuni recenti decreti legge (DL 20/2023 e DL 145/2024) hanno ampliato la permanenza in Italia per gli studenti stranieri che convertono il permesso di soggiorno per motivi di studio in uno per lavoro (e anche per chi sostiene i corsi di lingua e di qualificazione professionale organizzati nel paese di origine dalle regioni italiane). Ma l’efficacia di queste norme sarà solo su carta, per l’inerzia degli Enti preposti alla concreta attuazione e per l’inefficienza di tutto il nostro apparato amministrativo.

IA.

Si stima che circa il 30% dei lavoratori italiani svolgano compiti che potrebbero essere sostituiti dall’IA nel futuro (le Banche hanno già ridotto fortemente il turnover, ossia il ricambio tra chi va in pensione e le assunzioni, molte agenzie di servizi online stanno già licenziando per far posto a segretari virtuali).

Donne.

Le donne rappresentano circa due terzi di chi non cerca lavoro. I dati sono impietosi: la nascita di un figlio impatta negativamente sia sulla permanenza delle donne al lavoro dopo la maternità, sia sul reddito di quelle che continuano a lavorare.

Popolazione giovanile.

In Italia solo l’8,7% degli studenti lavora durante gli studi (il 28,6% è la media UE) e il 50% dei laureati lascia l’Italia. Entro il 2080 il Sud potrebbe perdere quasi 8 milioni di abitanti, dimezzando la popolazione attuale (il processo di invecchiamento nel Mezzogiorno sarà quindi più rapido – Fonte SVIMEZ). La diminuzione della popolazione attiva provocherà una diminuzione del PIL nazionale, rendendo più difficile il tenore di vita di oggi. Per evitare il calo del PIL è strettamente necessario che salga il tasso di partecipazione dei giovani al lavoro (oggi la Svezia è in testa, Italia ultima).

Prosegui la lettura con la “Parte 2: scenari, soluzioni, considerazioni“

Lascia un commento